GOVERNO E LAUREATI

L’insostenibile essenza dell’ignoranza

Mai nella storia italiana abbiamo avuto politici tanto impreparati

La nostra democrazia, sta funzionando male. Come è possibile conferire responsabilità di comando ad un ceto politico così palesemente ignorante, laureati compresi quando ci sono.

Nel governo Gentiloni più di un ministero è presidiato da non laureati e non laureate: istruzione e salute, lavoro e giustizia. L’ attuale legislatura ha una percentuale di laureati tra le più basse della storia: di poco sopra il 68 per cento, un dato che fa riflettere in confronto col 91 per cento del primo Parlamento repubblicano. La verità è che nel Paese i laureati sono pochi e questa realtà si riflette nel parlamento.

Azzardo un’ ipotesi la riforma universitaria detta “del 3+2”, testardamente voluta nel 2000 dai non rimpianti ministri Berlinguer e Zecchino al grido di “l’Europa ce lo chiede!”, è stata un fiasco.

L’età media del laureato italiano è superiore ai 27 anni e la laurea triennale non serve salvo che per gli infermieri a nulla. I giovani che concludono il ciclo di 5 anni (il “3 + 2”) sono addirittura meno del totale di quelli che vent’anni fa si laureavano coi vecchi ordinamenti (durata degli studi 4, 5 o 6 anni).

Le statistiche ci dicono che, per completare la laurea triennale ci vogliono 4,9 anni, per quella quinquennale più di 7,4! Quindi, l’obiettivo principale della riforma, che era quello di aumentare il tasso di laureati, è mancato.

Come se non bastasse questa situazione la ministra dell’istruzione non laureata Valeria Fedeli ha suggerito che la colpa dei pochi laureati è delle «famiglie a basso reddito», che non trovano più buoni motivi per spingere i figli a laurearsi. Non ha pensato, non avendolo frequentato, che invece è tutto il sistema universitario che andrebbe, come le case abusive, riprogettato. Quindi, se il paese è conciato così, come possiamo pretendere che il personale politico sia meglio?

La nostra classe dirigente ha un’età media di 45,8 anni e sono il primo campione in grandezza naturale di una fase della nostra scuola, che solo ora comincia a mostrare davvero di cosa è capace.

I risultati sono sotto gli occhi di tutti, nelle parole, le opere e le omissioni. Si dirà, come al solito, che il grande Max Weber lo aveva profetizzato già nel famoso saggio sulla Politica come professione (1919): «lo Stato moderno, creato dalla Rivoluzione» spiega «mette il potere nelle mani di dilettanti assoluti … e vorrebbe utilizzare i funzionari dotati di preparazione specialistica solo come braccia operative per compiti esecutivi».

Ma il povero Weber non poteva prevedere la rabbiosa spinta che i movimenti politici avrebbero dato alla prevalenza dell’incompetente a livelli così elevati…

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